sogni e sintomi

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Utente: French



sogni e sintomi

Cos'è il mio blog? Un Sogno, un Sintomo. Vale a dire, 4 cose: una tavola calda su cui sbattere le mie opinioni; un muro bianco da imbrattare con i miei sfoghi; un post-it allusivo lasciato su una scrivania; la mia scuola di scrittura. Inoltre. Un luogo dove scrivere tutto quello che voglio sia letto. Un luogo dove scrivere tutto quello che voglio sia commentato. Quindi, non un diario personale. Al massimo, un diario personale. Un ringraziamento (adeguato) a Splinder.

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Crediti.

Tutti i testi sono di proprietà dei relativi autori; così le immagini. Qualora non fosse specificato alcun nome, le fotografie sono da considerarsi mie; può capitare talvolta che questo riferimento non ci sia per mia ignoranza, insisto non colposa :)

looking for sostituisce giorni tranquilli il 22 gennaio 2008
li ha preceduti atmosfere gotico-veneziane fino al 12 settembre 2007

L'immagine sfondo è un'elaborazione grafica su una mia fotografia.

 


28/09/2009



Domina Trento, dalla sua posizione privilegiata. Si vede da lontano, una macchia bianca nel verde, si vede da vicino, quando ormai stai per raggiungerla, e ti sgomenta vedere che c'è ancora tanta strada da fare.

Ci sono due vie che portano alla facoltà.

Almeno, due sono le vie che conosco io.

La prima mette subito le mani avanti, già sai quello che ti aspetta, non ti fa illudere... e alla fine ti tratta peggio di quanto non meritassi, in realtà. Un po' come quelle persone che si divertono a fare le stronze, che ti dedicano il loro lato più cinico, "perché il mondo là fuori è una merda", e grazie a loro sarai preparato a tutto. Poi, una volta arrivato alla fatidica svolta, scopri che si, il mondo fa schifo, ma mai quanto loro.
Beh, la prima via è un po' così.
Dal parco che accoglie - tentatrice - anche la fermata dell'autobus, parte uno stradello che si perde un po' tra podisti mattutini, studenti affannati e signore portate a spasso dai loro cani, prima di inerpicarsi sulla roccia, una scala che spezza il fiato e un paio di tornanti. E sei in quota. Trento si stende sotto di te, mentre segui il marciapiede, risalendo controcorrente il flusso di macchine che - lo sai - un vigile sta faticosamente tentando di gestire, cento metri di dislivello più in basso. Trento si stende sotto di te, ed è una visione che ti rincuora, che attenua il rossore delle guance ed il respiro affannato. Perché la prima via è un po' così, stronza, ma affascinante, ti stronca ma non puoi fare a meno di apprezzarla, anche quando raggiungi il Belvedere San Francesco e scendi - proprio così, scendi - la scalinata che passa sotto la chiesa e ti fa domandare: perché? perché?

Lei - la facoltà - è ancora là in alto, ti guarda, e tu ti allontani.

Perché?


Perché poco più in basso ti aspetta l'altra. Che è arrivata con calma, senza fiatone, con precisione ingegneristica, con fredda banalità. Perché l'altra via parte sempre dal parco, ma segue i passi dei comuni mortali, tra i piedi dei palazzi di cui altrimenti sfioreresti i tetti, sotto la rupe che ogni tanto appare, tra muro e muro. L'altra via ha la giusta pendenza, non ti fa salire troppo, non ti fa perdere quota. La fatica aumenta gradualmente, il paesaggio sfuma in modo altrettanto lento. Prima sei nel centro di una città che, per quanto piccola, è sempre una città. Poi, si traforma in un borgo, più quieto, adagiato ai piedi della collina che ospita la meta di questo faticoso peregrinare.

Poi, si arriva ad un punto in cui le due vie si fondono. Perché tutte le storie hanno un punto in comune, una sovrapposizione, evanescente o duratura, come uno spruzzo d'acqua o una facciata di marmo. Tutte le storie e tutte le persone, anche quando sono diverse in tutto e per tutto, possono essere come ruscelli: che si buttino giù da un orrido o che si scavino la strada tra la ghiaia, arrivano tutte al fiume, trovano uno stesso percorso, magari gli stessi ostacoli, magari la stessa meta.

Perché lei - la facoltà - è ancora là, è ancora sulla sua collina, domina ancora la valle e ti sembra comunque irraggiungibile... anche se sai che in un modo o nell'altro arriverai lassù.

Ma questa è un'altra storia.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 20:39 |
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24/09/2009



Secondo la mia ipotesi iniziale, avrei dovuto avere più tempo per scrivere.
Chissà, notti insonni da studentessa universitaria triste e solitaria nella sua stanzetta fetida, pianti torrenziali, e cose simili (ovviamente, i toni drammatici sono imprescindibili).
In realtà, la mia nuova vita trentina mi sta assorbendo, e nonostante abbia qualche problema di socializzazione... beh, non ho ancora avuto la classica sera in cui non sapessi che fare. Ottimo, direi.
Tant'è che il mio problema maggiore, in questo preciso istante, è decidere se tornare a casa domani, oppure no. Tornare a casa... a fare che? Non so nemmeno chi sentire, come amici, mi aspetto almeno un paio di pacchi puntuali, e non ho voglia di sbattermi mezza giornata per sapere se qualcuno verrà a prendersi una birra con me. Ogni tanto arriva qualche notizia positiva, qualche barlume di speranza... ma rimanere qua sarebbe molto più semplice. Due telefonate per occupare la serata, e due giorni pieni per studiare, girellare per la città... cominciare un po' ad annusare Trento.
Trento che ha già cominciato ad affascinarmi, non per i suoi ritmi un po' nordici, ma per le sue stradine antiche, il centro pedonale, il suo essere così a misura d'uomo... forse un po' stretta, per chi cerca al di là, ma comunque tanto più vivibile di altre città.
Come suona fesso, questo ragionamento. Come quelli che tiri fuori quando non hai più voglia di scrivere ma cerchi a tutti i costi un modo per concludere, dignitosamente.
Allora passo, e vado a studiare... ci sarà tempo anche per questo.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 17:31 |
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15/09/2009



Ma che piccola storia inutile mi tocca raccontarvi, così solita e banale come tante...

Così solita e banale che nemmeno dovrei scomodare il Guccio, e limitarmi a scrivere di qualcosa che tanti vivono quotidianamente, nella loro normalità, senza pensare che meriti almeno due parole su un blog, figurarsi una musica o parole un po' rimate.
E invece io sono qui, ad inaugurare la mia avventura da fuorisede, e che il cielo grigio, e le note di chitarra dalla stanza accanto, e la voce che canta possano conferire la giusta drammaticità a questo incipit.
Anche se voi non potete essere qui a sentire.

Benvenuti a Trento.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 18:32 |
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03/08/2009



Hola!
Questa é l'ultima notte che passo a San José... giá mi manca, é difficile spiegare quanto mi dispiaccia partire. É come se avessi appena cominciato ad apprezzare questo paese, ma non é cosí, perché mi sono trovata bene praticamente da subito... con qualche alto e basso, ovviamente.
Concludo qui, magari rimandando ad un momento in cui la notte sará piú profonda... sempre che non trovi qualcuno con cui chiacchierare, cosa non improbabile.
Saluti e baci e... hasta mañana!


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 04:44 |
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02/08/2009



San José, 1 Agosto 2009

Hola, que tal?

I giorni al Tortuguero sono stati di disintossicazione dal web, visto che non ho nemmeno avuto il tempo di avvicinarmi ad un internet café. Ma... va benissimo cosí!
Il mio tentativo di visitare la spiaggia piú amata da ben quattro specie di tartarughe marine, nel periodo della deposizione delle uova della tartaruga verde, senza ricorrere a tour organizzati... é stato un successo! Sono arrivata a destinazione utilizzando i mezzi pubblici e tutto é andato benone, nel viaggio di andata ho stretto amicizia con una signora appassionata di musica italiana anni sessanta, e devo dire che é stata un punto di riferimento fondamentale :)
Ho compiuto qualche errore per quanto riguarda la cabina (Cabinas Tortuguero... molto carina, peró la gioventú era da un'altra parte eheh) e mi sono fatta un poco fregare sui tour. Ma... va bene cosí!
Magari vi racconteró nel dettaglio quando saró meno stanca... a momenti non riesco a guardare il monitor del pc!

Buona notte... anzi, quasi buongiorno dalle vostre parti!


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 07:18 |
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29/07/2009



lve  tutti

uet e un rebu perche to crivendo con un ttier  cui mncno lcuni tti... indovinte uli
ono in un otello in n joe e ho ppen finito di mngire... cdo con rio e fgioli e un peo di crne come non ne mngivo d 40 giorni... evvi
ono ovvimente ol olit e dovrei tentre di ocilire... m u l gente embr un poco ddormentt.
pettno tutti di poter finlmente ccedere d un computer m l met di ueti computer h il problem che vi ho ppen piegto... uindi le perne di tutti vengono bbtn frutrte.

io to benone, il viggio e ndto bene, il bu in relt er un pecie di nvett con ri condiiont uindi ono mort di freddo per tutto il tempo, m lmeno tvo comod e non cer pericolo di furti di bggli.

detto ueto, vi luto e vdo  vedere co poo fre.

vi do un indiio - mncno le lettere dell prte initr dell ttier... mledetti comuniti

un bcio e un bbrccio d cot ric.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 05:28 |
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28/07/2009



So che dovrei scrivere qualche cosa, ma non ne ho molta voglia. Sono in ufficio, per l'ultima volta, perché oggi lascio Jicaral per andare a San José. Ho talmente tante cose da fare che probabilmente non ne faró nessuna, proprio perché non so da dove cominciare.

Stesso discorso vale per quello che dovrei e vorrei scrivere. Di Jaco' e di Herradura, degli ultimo giorno qui.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 18:16 |
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25/07/2009



Un saluto rapido da Jaco', paradiso dei surfisti - di cui é pieno - caratterizzato da un mare tremendamente sudicio. L'ostello é decisamente avanti, spartano e cool, con le tavole da surf parcheggiate all'ingresso.
Io sto socializzando con un ragazzo israeliano, con cui parlo in spanglish, visto che mi risulta quasi impossibile pensare in inglese dopo un mese e passa qui.

Saluti e baci ticos!


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 00:47 |
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21/07/2009



Il parentado si lamenta perchè non scrivo niente... e visto che quando sono a casa mi diverto tanto a far infuriare tutti, paradossalmente approfitterò della lontananza per darmi una parvenza di civiltà. Ovviamente scherzo... o forse no.

Nonostante gli orari infami (da queste parti, il giorno inizia davvero all'alba, e termina pochissime ore dopo il tramonto), il fine semana è stato abbastanza rilassante... al limite del noioso. Sabato un cielo basso e grave ha fatto sfumare i progetti ciclistici della sera prima, e con essi la possibilità di raggiungere la playa più vicina, per abbrustolirmi un po' (ho appena scoperto che ho una linea scura che corre parallela all'elastico dei pantaloni, e non è sporco, anche se non capisco come ho fatto a abbronzarmi solo lì) e fare il bagno nel mare costarricense per la prima - e sottolineo prima - volta. Di conseguenza, ho optato per un giro alla finca con Kerling, per vedere Angela e Rigo all'opera nella mungitura. Ho anche provato ad applicarmi, pensando a quella leche meravigliosa che rallegra le mie serate, ma strizzare capezzoli alle vacche evidentemente non è il mio mestiere.

Dopo il nostro ritorno alla casa, il pomeriggio si prospettava caldo e noioso da morire... e ho deciso di fare un giro fino al salto, dove il rio che attraversa Montagna Grande si trasforma in una serie di cascatelle, passando per una pozza limpida, piccola, e terminando in una molto più grande. Affidandomi al buon senso, ho deciso di fare il bagno nella prima, dove avevo visto nuotare un amico di Kerling - non si preoccupi il parentado, entrambe sono rodate da almeno un migliaio di ticos, ovvero tutta la popolazione del mio pueblito - e ho passato una buona ora nuotando, rilassandomi sotto le cascatelle, cantando... tutta la buona novella di Faber, per gli intenditori che fossero interessati, perchè i brividi provocati dal pensiero di sapermi straziare quell'opera spettacolare rinfreschino le loro giornate. Posso dire che il buon senso, soprattutto quando è il mio, gioca pessimi scherzi: quando, rinfrescata e rasserenata, sono tornata alla casa, ho scoperto che la pozza arriba è detta anche "il buco", perchè è profonda cinque metri. Ecco perchè immergendomi non ero riuscita a raggiungere il fondo!

Come concludere la giornata? Beh, nella confusione tipica del sabato sera - in cui tutti, tranne Macha e Sandi, che di solito non sono in casa, e Rigo, che non crede, si preparano per andare alla riunione del culto - ho capito che Jaqueline avrebbe suonato... e ho deciso che una bella messa evangelica mi mancava. Mi sono preparata e ho raggiunto la truppa, un po' in ritardo, ma in tempo per godermi la predica. Nella minuscola chiesa conoscevo - io! - praticamente tutti, compreso il pastore, che con fare da oratore, e con la familiarità di chi sta raccontando un simpatico aneddoto, raccontava episodi bibblici, riuscendo anche a strappare risate e sorrisi, tra un "amen" e un "allelujah!", e infieriva su noi poveri non credenti. Una serata divertente, in fin dei conti... mi sono sentita un po' imbarazzata al momento del "scambiatevi un segno di pace" - più perchè non ho capito subito che per altro, visto che come concetto non mi dispiace - ma decisamente serena... o decisamente Francesca, come direbbe mio papà.

E così è andato il sabato... lasciando qualche programma in sospeso per la domenica. Obiettivo: Puntarenas, insieme a Joseline, per vedere la celebrazione della Virgen del Mar. Obiettivo fallito, visto che la "festa" consisteva in una processione di imbarcazioni ben poco scenografica, aperta dal ferry che traghetta anime e auto da Puntarenas a Playa Naranjo. Sembra in realtà che tutte le mie aspettative folkloristiche siano destinate a rimanere deluse, visto che per radio ho sentito che la Cattedrale di Cartago sarà chiusa il 2 agosto - giorno della Virgen de Los Angeles - per evitare un notevole afflusso di pellegrini, che potrebbe rivelarsi pericoloso per la pandemia di gripe porcina. Devo dire che la sfortuna, su questo fronte, mi perseguita: quando non sono edifici incartati (con almeno diciassette stelline sulla guida touring - assolutamente da vedere), sono festività sospese.

A proposito di gripe porcina... spero di non aver problemi a rientrare in Italia, visto che qui la situazione è abbastanza seria - ma io non mi sono ancora ammalata, o almeno spero!
Detto questo, e siccome gli zoccoletti in cui si sono appena trasformate le mie mani mi impediscono di scrvere facilmente, vi saluto e vi rimando... alla prossima! Oink!


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 23:08 |
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17/07/2009



Jicaral, 16 Julio 2009

Salgo le scale in punta di piedi, senza riuscire ad evitare lo scricchiolio del legno, ormai compagno costante di ogni mio spostamento. Sono le undici di notte, tardi come non mai, e il mio rientro non è passato inosservato. Qualcuno ha dimenticato la chiave dentro, costringendomi a bussare. Non sono più sola nella casa in costruzione, almeno finché dureranno le vacanze: almeno cinque persone dormono tra sala e cucina, altre due nella camera di fronte alla mia, e - noto - durante il giorno sono spuntate due tende in giardino. Comincio a capire cosa significhi "famiglia allargata".

Il tempo di prendere asciugamano, sapone e spazzolino, prima di tornare al piano di sotto. Gneek, gneek, gneek. Cigolano i gradini, cigola la porta quando la apro, tace almeno il sentiero che conduce all'abitazione principale, mi saluta il cancelletto di legno che tiene fuori pollitos y perros dal retro della casa. La doccia è lampo, e Angela, ancora sveglia, mi saluta chiedendomi se ho fame. Penso alla sopa de mariscos che ho appena finito di mangiare, ai gamberi e all'aragosta, alle conchiglie da pescare nuovamente, celate dal brodo. No, no se preocupe, mi verso solo un bicchiere di leche - la mia droga quotidiana, ormai - e lo bevo dondolandomi sull'amaca, osservando le frasche di palma sopra di me, nel rancho de paja, completamento delizioso ed imprescindibile di ogni casa tica.

Degno coronamento di una giornata splendida, passata correndo da Nicoya e dalla suo antico tempio(cinquanta chilometri a nord di Jicaral) a Curù (quaranta chilometri a sud), con Sapito, il pickup de uso oficial di Zaida, a svolgere commissioni per il MINAE. Lavoro faticoso, quello di un funzionario del ministero dell'ambiente e dell'energia, che nel contempo è anche guardia e bombero (pompiere) forestale. Lavoro faticoso, ma che ti sa premiare, mi dice lei, mentre l'auto passa una curva sulla accidentata strada per Paquera, e davanti a noi si apre un paesaggio da sogno. Colline verdi, fincas destinate all'allevamento di vacche da ingrasso o da latte, cedono il passo a montagne ricoperte di foreste, mentre ci inoltriamo nel settore più grande dell'area tutelata. Mi indica gli alberi, Zaida, mi dice nomi scientifici e comuni, ma sono pochi quelli che rimangono nella memoria. Ma l'unica cosa che importa è che impresso rimanga questo scorcio di paradiso, con i manglares che raggiungono il mare, le isolette selvagge poco distanti dalla costa, gli alberi che allungano le radici a colonizzare ogni cosa, a coprire ogni ferita.

Sono dovuta venire fino in Costa Rica per capirlo, ma ora so che è questo che mi piacerebbe fare "da grande". Completare gli sforzi per proteggere l'ambiente con questi scorci, con questo contatto con la naturaleza che restuisce fiato ed energie.

Ultimi punti GPS prima di ripartire per Paquera, il tempo di un fresco de piña e si va verso Curù, Rifugio de Vida Silvestre. Riunione di ASEPALECO, stasera, ospiti di Doña Julieta in una delle aree protette più piccole e densamente brulicanti di vita della penisola. E mentre la Junta Directiva discute, Mariella mi accompagna all'aula delle scimmie ragno, dall'espressione simpatica ma dal fare aggressivo, e terminiamo la passeggiata sulla spiaggia, ad osservare il cielo stellato.

A proposito di cielo stellato. Finisco il latte, esco in giardino. Migliaia di stelle sopra di me, che finalmente disegnano costellazioni sconosciute. Lo Scorpione sta tramontando, portandosi dietro l'ultimo pezzetto di cielo noto. Nella confusione celeste non riconosco quasi nulla. Quasi.

Vado a dormire, accompagnata, per la prima volta nella mia vita, dall'immagine nitida della Croce del Sud.


| Più o meno tranquillamente scritto da French alle ore 17:27 |
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